"Venezia: ponte di Calatrava. Sopralluogo prima dell'apertura." Un instant video a cura di Roberto Ellero, www.webmultimediale.org. Fonte del video: www.webmultimediale.org/videoblog/2008/08/venezia_ponte_di_calatrava_il.html Riprese, montaggio e sottotitolazione a cura di Roberto Ellero. Contatto: info@robertoellero.it 30-08-2008 - Tutti i diritti riservati - www.webmultimediale.org Nel video si arriva a esaminare il ponte di Calatrava dopo un viaggio in treno, durante il quale Roberto Ellero illustra le analogie fra Web Accessibility e barriere architettoniche, evidenziando i limiti del ponte di Calatrava riguardo la sua inaccessibilità per le persone con disabilità. Roberto Ellero ci accompagna poi in tutto il percorso che un disabile motorio può percorrere dal ponte di Calatrava fino al sestiere di Cannaregio, senza l'ausilio di mezzi pubblici. Trascrizione del parlato. Roberto Ellero: A pochi giorni dall'apertura - senza inaugurazione - del ponte di Calatrava, quarto ponte sul Canal Grande a Venezia, gli animi si sono surriscaldati a causa della inaccessibilità di questa opera pubblica, che è inaccessibile alle persone con disabilità motorie e alle persone ipovedenti. Da una parte il sindaco della città, Massimo Cacciari, che attribuisce alle associazioni dei disabili la colpa di aver danneggiato la città impedendo l'inagurazione del ponte con la partecipazione del presidente della Repubblica Napolitano. E dall'altra, le associazioni dei disabili che da anni si battono perché questa opera pubblica, questo ponte, sia accessibile a tutti senza discriminazioni. L'apertura del ponte di Calatrava rappresenta sicuramente un'occasione importante per riflettere sulle disabilità, sull'accesso universale, sulla non discriminazione, proprio perché è un ponte, e un ponte ha la funzione di collegare, di unire due realtà. Questa è la funzione di un ponte, quindi oltre all'aspetto, al modo in cui è costruito, ha una funzione: il ponte ha la funzione di unire due realtà, due parti della città. Ma in questo caso, l'apertura di questo ponte simbolicamente rappresenta una contraddizione perché divide, divide una parte della cittadinanza che può attraversarlo con le proprie gambe, e un'altra parte rappresentata dalle persone con disabilità che sono invece escluse dalla partecipazione alla vita sociale. Nei fatti, il ponte risulta attualmente inaccessibile. E' vero che è in preparazione una "ovovia", ovvero una struttura aggiuntiva che nasce successivamente alla progettazione e realizzazione del ponte, quindi qualcosa che si aggiunge, esterna al ponte, una capsula, che consente l'alloggiamento di una persona in carrozzella e le consente di attraversare il ponte. Con un tempo di attraversamento molto lungo, intorno ai 17 minuti. Ma oltre a questo dobbiamo pensare che questa soluzione, che è una soluzione successiva (non era prevista nella progettazione del ponte), è una soluzione parziale, perché il disabile attraversa il ponte isolato all'interno dell'abitacolo di questa ovovia, ed è quindi separato dalla possibilità di partecipare alla vita sociale in questo attraversamento del ponte che unisce piazzale Roma con la città. Questo isolamento, lungo 17 minuti, rappresenta una esclusione dalla vita sociale, perché salendo il ponte si incontrano persone, ci si ferma a parlare, si guarda il panorama e si fanno quattro chiacchiere. Questo è un grave limite: il funzionamento c'è ma manca la partecipazione, l'appartenere alla stessa comunità che vive socialmente questo ponte. Per questo trovo sia molto interessante il fatto che in questa occasione si è avuto - come aspetto positivo, nonostante tutto - il fatto che si sono uniti due mondi: quello dello studio e della risoluzione dei problemi delle barriere architettoniche, e quello della risoluzione dei problemi delle barriere digitali, dell'accessibilità del Web. Gli studiosi di questi due aspetti del problema hanno cominciato a parlarsi. [La questione è stata sollevata da un post di Roberto Scano nel suo blog: www.robertoscano.info. Dal blog dell'esperto di accessibilità del Web il dibattito è poi passato ai media.] Si possono notare delle analogie, per chi è da qualche anno ad occuparsi di questi temi, sul Web o nel mondo fisico; ci sono delle analogie, fra barriere architettoniche e barriere digitali. Vi sono analogie anche nelle modalità di risoluzione dei problemi, e nei difetti in questi tentativi di risoluzione di problemi. Un esempio che balza subito agli occhi è il fatto che il modo migliore, più efficiente, che porta a un'opera (sia essa un video sul Web, o un sito Web, o un ponte o un'opera architettonica) armonica, completa, che non discrimina nessuno. E questo modo è la progettazione accessibile, il progettare con l'accessibilità in mente rispettando i principi del "Design for all". Progettare con l'accessibilità in mente significa realizzare opere, fisiche o digitali, che funzionano meglio, che non discriminano, esteticamente più armoniche e più funzionali allo scopo. Dove al centro dell'attenzione non è l'opera ma la persona, le persone che ne devono fruire. Quando un'opera, un sito Web o un video non sono stati progettati originariamente in modo accessibile, con la sensibilità per soddisfare tutte le varie esigenze di tutti i fruitori, indipendentemente dalle loro capacità e disabilità, quando avviene questo si ottiene un'opera di fatto inaccessibile alla quale quindi si dovrà poi fare una modifica, una integrazione, un'aggiunta, un adeguamento, un adattamento. Questo adattamento successivo è sicuramente necessario ma non produce i risultati di qualità che si sarebbero avuti invece con una progettazione accessibile all'origine. Questo è un fatto molto interessante, soprattutto per chi produce manufatti digitali, video o siti Web, e ne parlo per mia esperienza diretta, tanto è che da anni tratto del fatto che un video pensato già dall'idea di regia con l'accessibilità in mente produce un risultato finale più coinvolgente, più anche emozionalmente interessante, perché l'abilità, l'abitudine, la ginnastica continua a tradurre il vidivo in uditivo e viceversa, quindi a fare vedere con l'udito e a fare sentire con la vista, significa approfondire la capacità di analizzare le potenzialità dei vari codici linguistici e visivi, fare dialogare meglio fra di loro queste varie forme di comunicazione, ed unirle in un componente audiovisivo più efficiente sul piano della comunicazione. La stessa cosa può avvenire naturalmente quando si progettano opere di architettura nel mondo fisico, tanto è vero che questa analogia fra i due mondi è confermata dal fatto che un adattamento successivo come avviene nel ponte di Calatrava con l'ovovia produce una sorta di parallelismo fra due mondi, e non li unisce. Come avviene nei siti Web paralleli, che vengono fatti per fornire una strada alternativa per le persone con disabilità. Quante volte abbiamo incontrato sul Web siti alternativi che pongono la domanda al fruitore: "Tu sei normodotato oppure sei non vedente?", e se una persona risponde "sono non vedente" viene inviata in una sezione diversa, in un percorso diverso rispetto a quello che fanno le persone che ci vedono. Questo crea un ghetto, crea una separazione. In realtà, si deve puntare ad un'opera unica che soddisfa tutte le varie esigenze. Descrizione del ponte tratta dal sito Web archiportale.com: www.archiportale.com/progetti/SchedaProgetto.asp?origine=&IdProg=2545 "Un enorme arco trasparente lungo 94 metri e largo dai 6 ai 9 metri, per un peso complessivo di 470 tonnellate. La struttura è in acciaio, i corrimano in bronzo, le alzate in marmo d'Istria e gli scalini in vetro infrangibile.[...] Se i ponti tradizionali, per questioni di stabilità, presentano un restringimento al centro, la struttura progettata dal noto architetto spagnolo presenta alle due estremità un'ampiezza di tre metri che aumenta man mano che si prosegue verso il centro dove raggiunge i nove metri di larghezza." Il responsabile del progetto esecutivo, Salvatore Vento, spiega che "è stato così immaginato perché i visitatori possano fermarsi al centro ed ammirare il panorama senza ostacolare il cammino degli altri". Come avevo già indicato, il ponte rappresenta quindi uno spazio sociale, uno spazio da vivere. A questo spazio le persone con disabilità non possono partecipare, se è vero che l'ovovia viene in questa pagina descritta come: "un'ovovia nascosta ai piedi del ponte all'interno di una botola che, aperta a richiesta, lascia salire la cabina che accoglie al suo interno la persona disabile. La botola viene quindi sollevata da un braccio e agganciata ad un carrello scorrevole sistemato nella parte esterna del ponte. Concluso l'attraversamento, le operazioni si ripetono partendo dall'altra sponda per consentire il percorso al contrario". In questi giorni si è sentito anche dire che è possibile ovviare all'inaccessibilità del ponte utilizzando il vaporetto. Ma, come si legge in un documento del 2003 firmato da molti architetti, www.hbgroup.it/calatrava/Appello.htm in realtà "il vaporetto non può essere considerato una corretta soluzione alternativa anche perché in contrasto con il DPR 503/96 art. 26: è l'opera in sé che deve essere accessibile in quanto spazio, monumento, opera d'arte vissuta dai cittadini". Per quanto riguarda l'utilità del ponte in termini di risparmio di tempo per chi deve raggiungere a piedi la stazione dei treni da piazzale Roma, esistono già due ponti che consentono di raggiungere le Fondamenta e poi attraversando il ponte degli Scalzi di raggiungere la stazione, e il ponte di Calatrava fa risparmiare circa 3 o 4 minuti. Facciamo un percorso insieme, vedendo cosa consentirebbe a una persona in carrozzella questo ponte se fosse attualmente accessibile, ovvero tutto il percorso che gli sarebbe consentito dopo l'attraversamento del ponte. E' noto che Venezia è una città fatta di ponti, e quindi al di là della questione di principio ci può essere chi può dire - visto che quasi tutti gli altri ponti sono inaccessibili (sono pochi infatti i ponti con la cremagliera che consente l'attraversamento con la carrozzella) - a cosa serve che il ponte di Calatrava lo sia... Prima di tutto, questo è un ponte che viene realizzato successivamente all'entrata in vigore della normativa sulle barriere architettoniche, e quindi la legge va rispettata. Ma al di là del rispetto della legge e della questione etica, di principio, della non discriminazione di nessuno, c'è anche un altro fatto, concreto, pratico. C'è poi il fatto che da qualche parte si deve cominciare per andare poi avanti per gradi. Tornando al nostro cammino senza incontrare barriere, abbiamo raggiunto la stazione dei treni dal ponte di Calatrava, abbiamo proseguito per Strada Nova e grazie al Ponte delle Guglie, che ha una banchina accessibile, abbiamo raggiunto l'area del Ghetto vecchio. Entriamo nel Campo del Ghetto vecchio, ma qui in realtà incontriamo un problema di barriere che di fatto rende impossibile alle persone con disabilità di entrare nel Campo del Ghetto vecchio, perché l'accesso al Campo è garantito da tre ponti che attraversano piccoli canali. Trattandosi però in questo caso di attraversamenti molto brevi, esistono e sono già state collaudate delle soluzioni tecnologiche abbastanza semplici da mettere in atto come ad esempio il "rolling bridge" a Londra, che vedete nell'immagine. Torniamo in Strada Nova e continuiamo il percorso arrivando fino al teatro Italia, e qui ci dobbiamo fermare perché incontriamo un ponte. All'interno del post che include questo video, nel sito www.webmultimediale.org/videoblog, sono contenuti i link a tutte le risorse giornalistiche più importanti che possono dar conto a chi voglia approfondire i vari aspetti politici, tecnici, sociali. Roberto Ellero - www.webmultimediale.org Riprese, montaggio e sottotitolazione a cura di Roberto Ellero. Contatto: info@robertoellero.it 30-08-2008 - Tutti i diritti riservati - www.webmultimediale.org